Le spettacolari querce di Monte Egitto

Nel settore occidentale del Parco dell’Etna, nel territorio di Bronte, si trova uno dei tesori più preziosi dell’intera flora siciliana: le querce centenarie di Monte Egitto.

Le spettacolari querce di Monte Egitto

Articolo di Michela Costa

Nel settore occidentale del Parco dell’Etna, nel territorio di Bronte, si trova uno dei tesori più preziosi dell’intera flora siciliana: le querce centenarie di Monte Egitto. Si tratta di un gruppo di alberi secolari di estrema bellezza e monumentale statura. Il sentiero che conduce ad ammirare questi capolavori della natura rimane, per il momento, ancora lontano dal turismo di massa che siamo ormai abituati a vedere nei dintorni dell’Etna. Ciò è una fortuna per i veri amanti dei boschi che possono godere in tranquillità di uno dei luoghi più incantevoli non soltanto dell’Etna, ma dell’intera Sicilia.

Monte Egitto è uno dei numerosi crateri avventizi preistorici dell’Etna, situato sul versante ovest del vulcano, molto vicino al più grande cono di Monte Ruvolo. Il suo nome potrebbe derivare da una storpiatura dell’originario “Munticittu”, ovvero piccolo monte, come in effetti è possibile notare considerando le sue minori dimensioni  rispetto ai crateri circostanti. Nonostante le numerose colate che, nel corso del tempo, hanno in parte coperto e più volte lambito il piccolo rilievo, tutto intorno all’orlo craterico si può osservare un gruppo di una cinquantina di splendidi e monumentali esemplari di Quercus pubescens, più semplicemente conosciute come roverelle. Una silenziosa passeggiata all’interno del bosco di Monte Egitto significa calarsi in un’atmosfera incantata senza tempo grazie alla presenza di questi veri e propri monumenti della natura.

Gli splendidi esemplari sono oggetto di un continuo monitoraggio  grazie a un progetto che, negli ultimi anni, si è occupato della loro salvaguardia. Le querce, infatti, rischiavano di soccombere a causa dell’eccessiva e ingombrante presenza di Pino laricio, una specie non autoctona e impiantata in tutto il territorio dell’Etna circa cinquant’anni fa, durante una grossa opera di rimboschimento.

 

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